23/4- SCIALPINISMO: la “Scialpinistica del Monte Canin” compie 55 anni

23-4-2010 Classe 1947, ma ha 55 anni. É la scialpinistica del monte Canin, una delle gare italiane della specialità più vecchie, che domenica a Sella Nevea celebrerà la 55ª edizione. Soltanto il trofeo Mezzalama, che si disputa sul monte Rosa, può vantare un’anzianità maggiore. Appena nasce, la “Gazzetta dello Sport Est” le appiccica l’etichetta di “classica”. Un’intuizione. Sul Canin, dove negli anni Trenta si è disputata la prima discesa libera della storia dello sci, sono passati molti dei “grandi”: da Franco Nones (campione olimpico a Grenoble 1968 nel fondo), ad Arianna Follis, ai fratelli Di Centa al norvegese d’oro Vegard Ulvang… Nell’ambiente, la gara del Canin è un mito, anche per la patina di antico che le deriva dal fatto che si disputa a tecnica libera, cioè con gli sci da fondo e le pelli di foca. Un attaccamento alle radici difeso strenuamente, anche se nel 2003, in occasione dello sconfinamento in Slovenia attraverso il Forato, è stata ammessa la tecnica classica.
«La bellezza di questa gara è che conserva il sapore di un tempo…» dice Dino Flaugnatti, l’organizzatore che cura la regia dell’alpistica da quasi 40 anni, da quando, cioè, la manifestazione è passata dalle mani del Cea (Club escursionisti Aquile) di Mirko Bernardis, Mario Martignoni e Aldo Faelutti in quelle del Gruppo sportivo alpini di Udine. «Prima correvo e organizzavo, poi, dal ’90, mi sono dedicato unicamente all’organizzazione» racconta Dino, “Picon” per gli amici, classe 1939, ottico da qualche anno in pensione dopo aver avuto bottega per tantissimi anni in via Aquileia 43, un ritrovo per gli appassionati della montagna ancora oggi.
«L’alpinistica è la festa della val Raccolana, quel giorno il “Cjanal” si ritrova a Sella Nevea, vengono tutti: è un momento magico». Uno che s’incontrava spesso era Ignazio Piussi, l’alpinista ed esploratore scomparso alcuni fa. «I ricordi più belli? Senza dubbio quelli legati agli anni 70, quando portare a termine l’alpinistica era un’impresa: niente da fare con la prova di oggi… Si andava con picozza e corda nello zaino, ai piedi sci di legno e i bastoncini erano di bambù… Dal rifugio Gilberti si scendeva attraverso il bosco, la tracciatura era approssimativa…» ricorda Flaugnatti, uno dei primi udinesi a partecipare alla mitica Vasaloppet, la maratona svedese di 90 chilometri sugli sci sottili e poi animatore e ideatore di gare podistiche e di corsa in montagna con un trascorso anche di giocatore di rugby. Tutti sport in cui fatica e sofferenza vanno a braccetto.
«Per cinque volte la nostra gara è stata valida per il campionato italiano e il primo titolo nazionale della storia dello scialpinismo femminile è stato assegnato qui…». In coppia con Laura Bettega lo vinse Gabriella Paruzzi, che, in seguito, partecipando all’edizione 2004 festeggiò proprio sul Canin la conquista della Coppa del mondo di fondo. «Un’edizione da brivido – racconta Flaugnatti – . Il giorno prima della gara era piovuto e nella notte la temperatura era scesa sotto lo zero: il giorno dopo sciarono sul ghiaccio…».
Un’altra grande paura nel ’93 quando Vegard Ulvang, che prende il via insieme con Manu, è vittima di un incidente. «Una caduta e la punta di uno sci gli si conficcò nell’inguine sfiorando l’arteria femorale…» ricorda “Picon” come fosse accaduto ieri.
La gara dalle otto squadre delle prime edizioni, quando l’anima dell’alpinistica erano Duilio Burba e gli alpini dell’Ottavo, è cresciuta arrivando in alcune edizioni a sfiorare il centinaio di coppie al via. «Il segreto del nostro successo? La bellezza del Canin, le difficoltà della gara e la nostra… bravura di organizzatori» dice sorridendo Flaugnatti, che oggi può contare su un centinaio di collaboratori («tutti volontari»), «ma negli anni 80, quando terminò la collaborazione con gli alpini, eravamo appena una quindicina… sono stati davvero anni duri». Poi con il sostegno del Corpo forestale regionale dello Stato e delle squadre del Soccorso alpino di Tarvisio, Cave del Predil e Moggio, che dura tuttora, le cose si sono assestate. Se chiedete a Flaugnatti se quelli del Gsa non hanno mai pensato alla Coppa del mondo vi risponde che per mettere insieme una gara così «bisogna essere “politici”, cercare sostegni e sponsor…». In futuro, chissà… Per ora la scialpinistica del Monte Canin preferisce restare fedele al suo clichè e continuare ad essere la festa del “Cjanal”.

di Roberto Calvetti, dal Messaggero Veneto